Ultima modifica: 10 Luglio 2013
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Scuole che promuovono salute

Relazione finale scuole che promuovono salute 2013 presentata al collegio docenti del 28 06 2013.

  

BUONE PRATICHE E PROMOZIONE  DELLA SALUTE – Relazione introduttiva alle slides / Collegi Docenti di Scuola dell’ Infanzia, Primaria e Secondaria di gennaio 2013.

     Slides COSTRUIRE LA RETE                 

“LA COLLABORAZIONE CHE PROMUOVE SALUTE”

 Nel campo i solchi dell’ aratro divengono linee regolari, efficaci e precise su cui il seme germoglierà.

Siamo ancora nella fase del dissodamento della terra;  i prodotti verranno dopo.

Come i coltivatori raffigurati nel quadro di Segantini, siamo convinti che se alla seminagione seguirà una esperta e consapevole esperienza, il raccolto sarà fruttuoso.

Una buona pratica porterà i risultati di un progetto solo se riuscirà a risolvere prima e descrivere poi i nodi problematici che si incontrano nell’ agire concreto; ne fornirà metodi, strumenti e tecniche.

Altri, in questo modo, potranno utilizzare l’ esperienza accumulata.

Il benessere è un concetto complesso e multidimensionale.

La normativa (anche le nuove Indicazioni Nazionali ) attribuisce alla scuola un ruolo centrale nella promozione di condizioni di benessere dei giovani attraverso:

  • la promozione della crescita globale della persona;
  • il riconoscimento della centralità della persona nel processo educativo;
  • la valorizzazione delle differenze;
  • la promozione del diritto di tutti al successo formativo (inteso come integrazione sociale e civile);
  • il coinvolgimento di tutte le sue componenti;
  • l’ apertura al territorio.

 COS’ E’, ALLORA, UNA BUONA PRATICA?

Essa descrive i risultati, i punti di forza, di criticità e i processi di un progetto:

  • nelle sue linee operative;
  • nell’ efficacia dello svolgimento;
  • nella sua realizzazione.

Presuppone che siano  comprensibili le modalità, le risorse, le valutazioni e gli esiti delle azioni.

 Richiede, come condizione necessaria, la combinazione fra sapere e saper fare:

non basta sapere costruire un progetto, è essenziale farlo e documentare ciò che si è fatto e appreso nel processo di interazione fra teoria e pratica.

Alla fine, non abbiamo un modello, che invia all’ idea di certezza, ma un’ esperienza contingente, una soluzione che ha risolto un dubbio o un problema.

Per questo, la buona pratica funziona in un determinato contesto locale e temporale. Può essere esportata solo se assume la funzione di facilitazione per la produzione di una nuova buona pratica.

Ogni pratica traccia un “solco” su cui si innestano nuove e diverse opportunità e innovazioni.

 Una buona pratica porta con sé:

  • il fattore del cambiamento;
  • il fattore delle connessioni;
  • il fattore della partecipazione;
  • il fattore dell’ empowerment progettuale.

 

Quindi, una buona pratica possiede la caratteristica della trasferibilità se :

  • è concreta;
  • è il risultato di più persone che vivono nella comunità locale e mettono assieme esperienze sia soggettive che collettive;
  • è un percorso di lavoro in cui la fiducia, l’ attenzione e la comunicazione sono al centro dell’ agire;
  • è portatrice di elementi di novità;
  • è realizzata preferibilmente in rete.

 Costruire una buona pratica è dunque un esercizio per incrementare:

  • competenza progettuale;
  • autonomia;
  • responsabilità.

 Le buone prassi possono e devono coinvolgere l’ educazione al ben-essere:

non è pensabile parlare di ben-essere e promozione alla salute senza tener conto di quello che il “dintorno” sociale dell’ alunno/a  (scuola, famiglia, altre agenzie) pensa.

Se, infatti, esiste un programma formale che comprende le conoscenze relative all’ insieme dei fattori di salute che si intendono perseguire, è altrettanto vero che si deve considerare il programma “parallelo” dei valori e delle credenze trasmesse dalla famiglia, dalle associazioni, dalla comunità in genere in cui il ragazzo o la ragazza sono inseriti, senza perdere di vista anche il programma “informale”, cioè i messaggi che sono percepiti nell’ intero contesto e che influenzano il comportamento in tema di salute.

A scuola, i bambini/e prima e i ragazzi/e poi, sperimentano realtà sociali organizzate al di fuori dello spazio familiare. E, per alcuni di loro, queste restano a lungo le uniche forme di socialità.

E’ particolarmente importante, quindi, che qui si possa “fare esercizio” di situazioni positive.

Questo non sempre richiede a tutti i docenti di mettere in atto progetti specifici: un esercizio al vivere, come “percorso di salute”, può essere fatto anche a partire dalle normali situazioni scolastiche quotidiane!

A scuola si può scoprire che tutti hanno le loro paure e le loro debolezze, che tutti hanno un lato oscuro con cui fare i conti; si può imparare che i “muri” esistono e che ignorarli non è utile; meglio studiarli nella loro consistenza per vedere se è meglio aggirarli, scavarci sotto un tunnel, cercare una scala per superarli o, a volte, cambiare totalmente strada per evitarli, senza per questo sentirsi sminuiti o essere giudicati rinunciatari.

Tutto ciò non richiede per forza che il docente si avventuri in contenuti specifici: fa riferimento al routine quotidiana, a prescindere dalla disciplina di insegnamento. Certo, richiede la rielaborazione delle esperienze e la disponibilità a discutere!

Ovviamente, percorsi “particolari” potranno consentire di affinare gli strumenti, ma solo con lo “stile” educativo della quotidianità sarà possibile che la salute divenga il fondamento e l’ obiettivo di fondo del percorso educativo generale, in una scuola che pensa il benessere dei suoi componenti in senso realistico, ecosistemico, olistico.

Gli insegnanti promuovono salute anche quando si fermano a far riflettere i bambini/e e i ragazzi/e su quanto hanno appreso in termini di capacità e di competenze: finita una certa esperienza, che cosa resta loro di utilizzabile altrove?

Certo, il passaggio da una visione biomedica a un approccio multidisciplinare alla  salute, da un approccio tematico a uno globale, chiama la scuola ad assumere una funzione di coordinamento tra le diverse agenzie ed istituzioni; la scuola, luogo di aggregazione, può essere il luogo ideale per l’ analisi e la successiva sintesi dei modelli comportamentali suggeriti dal mondo della sanità, attraverso la costruzione di percorsi intenzionali!

 

Si allega relazione scuole che promuovono salute (presentata nel collegio docenti di giugno 2012)